Dighe laotiane

Nel suo lungo percorso di 4800 chilometri dalle montagne innevate del Tibet al Delta del Vietnam, l’area di Sipandon nel Laos Meridionale emerge come una parte critica dell’ecosistema del fiume Mekong, fatta di cascate furenti, isole pittoresche e un piccola colonia di delfini di acqua dolce in pericolo di estinzione.

Sipandon, che vuol dire 4000 isole, è un’area di immensa biodiversità, ecoturismo e abbondanza di pesci migratori, ma la sua sopravvivenza è seriamente minacciata dalla diga di Don Sahong che sta per essere costruita.

“Se si protegge questa zona umida particolare, potrebbe essere una delle grandi meraviglie del mondo.” dice Carl Grundy-Warr professore di geografia presso l’Università di Singapore. Ma inece che sottoscrivere la Convenzione di Ramsar per la protezione delle aree umide, il governo laotiano ha preferito una diga che bloccherà la migrazione di pesce attraverso il canale di Don Sahong, bypassando le cascate di Khone Phapeng.

La Mega First Malaysia, che costruirà la diga da 256 MW insieme al governo laotiano, si trova di fronte all’opposizione di ceninaia di ONG cambogiane, Vietnamite e Thailandesi. Oltre 300 mila persone hanno sottoscritto la petizione che vuole fermare la diga, mentre le comunità cambogiane hanno fatto manifestazioni di protesta.

Persino dopo le richieste degli esperti della Commissione del Fiume Mekong e delle richieste costanti del governo cambogiano e vietnamita di sospendere la costruzione della diga, i preparativi sono andati avanti a tutta velocità. Ma ora appare esserci un barlume di speranza per le sessanta milioni di persone le cui vite dipendono da un Mekong in salute non imbrigliato.

E’ stata dilazionato l’inizio dei lavori di costruzione della diga previsto per lo scorso mese.

Brian Eyler, direttore del Stimson Center di Washington considera il ritardo legato a “ad un recente turbinio di incontri tra i governi Laotiano, vietnamita e cambogiano degli ultimi due mesi” che provano a superare il conflitto sulle dighe sul basso Mekong.

Un portavoce della Commissione ha confermato che la questione non è più nelle mani della MRC ma dei governi, dai quali sarebbe escluso quello thailandese.

Il Laos ha finora rifiutato tutte le richieste dai paesi rivieraschi di iniziare un’indagine scientifica congiunta sull’impatto della diga e gli studi transfrontalieri e a sospendere o dilazionare tutta la costruzione della diga sul flusso del fiume.

Eyler attribuisce la pausa attuale allo sviluppo della diga alle pressioni diplomatiche forti poste in essere dai paesi a valle della diga.

L’imatto della diga progettata e delle altre nove previste sul fiume avrebbero un impatto devastante molto più giù nel fiume. Sette dighe sul percorso cinese del fiume hanno già ridotto il flusso naturale dei sedimenti ricchi di nutrienti nel Delta del Mekong, la risiera del Vietnam, che rappresenta il 20% delle esportazioni di riso del mondo.

La ricerca condotta dallo specialista delle aree umide Nguyen Huu Thien nel delta punta verso un futuro brutto per le 18 milioni di persone che nel delta vivono.

“Se vanno avanti tutte le 11 dighe sul Mekong, allora nel giro di ventanni, il Vietnam cesserà di essere esportatore di riso. Il delta sprofonderà perché le dighe a monte bloccheranno i sedimenti. Qualunque delta sprofonda quando nn è alimentato dal flusso di sedimenti.” dice Thien.

Non sorprende affatto che il Vietnam si fa duro con il suo alleato storico che unilateralmente ha proceduto a costruire la sua prima diga sul Basso Mekong, la diga a Xayabury, completata per il 60%, mettendo da parte le richieste dei paesi a valle di studi di impatto ambientale comprensivi. La ditta cinese Sinohydro ha avuto il contratto di costruire la diga e ha completato un ponte che lega il sito della diga su un’isola alla terraferma.Nonostante i preparativi in fase avanzata per la costruzione della diga di Don Sahong, nella valutazione di Eyler c’è ancora la possibilità di un accordo all’ultimo minuto.

“Data la situazione di un’alta posta dove è a rischio il futuro di una regione, non dovremmo vedere la costruzione della Don Sahong come conclusione già fatta” dice Eyler.

All’inizio dell’anno il vice primo ministro vietnamita Hoang Trung Hai citava l’importanza del Delta per lo sviluppo del Vietnam del Sud e per il paese intero affermando che “Il Delta del Mekong sostiene il 27% del PIL del paese, il 90% delle esportazioni di riso e il 60% delle esportazioni di pesce, mentre la regione si trova davanti a grandi problemi di risorse idriche”

Il Mekong da vita all’industria della pesca interna che lavora circa 2,2 milionidi tonnellate di pesce selvatico del valore di quasi 8 miliardi di dollari secondo Ian Cowx dell’Università di Hull in Inghilterra.

La Mega First sostiene invece che la sua diga includerà misure di mitigazione per il pesce che potranno spostare un largo spettro di tipi di pesce verso canali minori che sono stati allargati e approfonditi. Comunque scienziati indipendenti hanno rigettato queste affermazioni, sostenendo che sistemi di mitigazione importate da altre parti del mondo non hanno presentato un sicuro impatto positivo nelle zone tropicali.

Sebbene durante il processo di consultazione del MRC si sia registrata una grande risposta di opposizione alla diga da parte delle comunità dei paesi rivieraschi, la Commissione de lFiume Mekong non aveva alcun potere di veto.

Duon Ni, direttore del Centro della Biodiversità all’ Università di Can Tho nel delta, ha espresso la forte preoccupazione che Lower Mekong Initiative, sponsorizzata dagli USA, ha prestato attenzione solo al cambiamento climatico e poca attenzione a quello che gli scienziati considerano una minaccia anche peggiore: la costruzione delle dighe a monte.

“Le dighe eroderanno tutti i tentativi di adeguarsi al cambiamento climatico. Mentre ci affrettiamo ad adeguarci a questi cambiamenti climatici e al livello crescente del mare, la diga ci colpirà come una pietra lanciataci alle nostre spalle.”

I pianificatori del governo laotiano credono che l’energia prodotta dalle dighe e venduta ai vicini affamati di energia genererà la ricchezza necessaria per dare al paese l2015-08-05-847a forza necessaria per uscire dallo stato di paese asiatico povero. Cambogia e Vietnam finora non sono riusciti ad affrontare la perdita prevista di entrate se dovessero abbandonare il progetto delle dighe accettando le preoccupazioni urgenti dei paesi a valle.

Le ricerche del Stimson Center danno un profilo di una strategia energetica alternativa che potrebbe proteggere il Mekong da altre dighe sul corso del fiume e generare potenzialmente persino maggiori entrate dell’attuale strategia. Nel loro ultimo lavoro affrontano proprio questo punto come parte di un piano innovativo per la risoluzione del conflitto sul Mekong.

Il Laos non ha una rete nazionale energetica. Se si desse assistenza affinché il paese senza sbocchi al mare ne crei una, il rapporto sostiene che potrebbe creare più entrate nette da esportazioni con un numero di dighe inferiori, mentre ridurrebbe o eliminerebbe il bisogno attuale di importare elettricità dalla Thailandia.

Il Laos già costruisce molte dighe sui fiumi affluenti per rifornire una tale rete nazionale che non genera ricadute diplomatiche minacciate dalla diga di Don Sahong e da altre dighe su questo fiume internazionale. Il sostegno internazionale affinché Vientiane si rivolga a fonti alternative di energie come il solare o l’eolico potrebbero giocare un ruolo nella risoluzione del conflitto.

Se gli attuali sforzi diplomatici falliscono, allora la Commissione del Fiume Mekong, fondata sull’idea che il Mekong è un fiume della cooperazione internazionale, dell’amicizia e del rispetto per le risorse idriche, è chiaramente morta.

Tom Fawthrop (tomfawthrop@gmail.com) is a Chiang Mai-based journalist and filmmaker specializing in Southeast Asia.

 

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