Pattani

Le preoccupazione dei democratici thailandesi sulla nuova costituzione sono ugualmente condivise dai democratici e pacifisti del profondo meridione thailandese, ma ad esse si devono aggiungere le preoccupazioni sulle conseguenze per il processo di pace nel profondo meridione thailandese che la nuova costituzione avrà.

Secondo i militanti democratici e pacifisti la nuova costituzione non è particolarmente favorevole per il processo di pace e ostacola anche i diritti religiosi.

Mentre la Thailandia è a predominanza buddista, le regioni del profondo meridione thai, come Yala, Narathiwat e Pattani sono a maggioranza musulmana

Il Prachatai versione inglese ha intervistato alcuni esponenti come Tuwaedaniya Tuwaemae-ngae di Seeds of Peace, Abdul Hafez Hilae, del Consiglio Islamico di Yala, Kamal Abdulwahab, direttore di una scuola privata islamica a Pattani, e Maroning Salae, ambientalista di Pattani.

Per Tuwaedaniya Tuwaemae-ngae se è approvata la costituzione il processo di pace avrà conseguenze negative.

Nei processi di pace che sono stati riconosciuti a livello nazionale, i progressi sono tangibili. Una costituzione deve poter favorire i processi di pace. La parte B che la pensa differentemente dallo stato deve poter aver fiducia dello stato molto di più e deve trovare incentivi alla partecipazione al processo di pace. L’attuale bozza non cita neanche il processo di pace nel profondo meridione.

“Questa costituzione è stata scritta dalla giunta, dà il potere di controllo e di rimozione del primo ministro o dei parlamentari alla corte costituzionale e ai senatori nominati. E un piccolo circolo dell’elite che esercita il potere. Perché dovrebbero riconoscere o curarsi dei problemi regionali?

“I grandi problemi come il processo di pace non è neanche citato, figuriamoci quelli minori come le risorse naturali.”dice Tuwaedaniya che sostiene che l’aver sospeso l’espressione politica dei cittadini dalla stesura della bozza portrà ad un indebolimento del processo di pace. “Quello che lagiunta NCPO fa ora gioca a favore del movimento di liberazione di Patani che si aggiunge all’atmosfera divisa che l’insorgenza vuole. La gente si sente isolata dall’amministrazione dello stato thai e dal governo stesso. In più, allontana la gente che è neutrale poiché vede la brutalità dello stato che è lo strumento delle classi dominanti.

Anche un altro militante, Bank, anche lui membro di Seeds of Peace crede che lo stato thai dopo il referendum continuerà ad essere antidemocratico. E questo ha un’influenza negativa sulla pace e sul lavoro di tanti militanti come lui.

Bank fu detenuto dalle autorità thai quando volle avvalersi del diritto di discussione sul referendum in un momento che la gente del meridione non sapevano nulla della bozza costituzionale. Il divieto di campagna referendaria impedisce alla gente di informarsi.

La giunta inoltre osserva con attenzione se gli abitanti del meridione voteranno o meno. “Anche senza il referendum vicino” dice Tuwaedaniya “gli uccellini dello stato sono dovunque e osservano da vicino i dissenzienti. Quindi NCPO ha posto una grande enfasi sulla gente che va a votare sì. Se ci fosse qualcuno che fa campagna per il no o anche per non votare, lo stato potrebbe essere visto come un momento di liberazione. Quindi per sopravvivere, assicurarsi la propria sicurezza ed evitare le tante perquisizioni e detenzioni la gente qui andrà a votare per tener contenta la giunta”.

Inoltre suppongono anche che in molti, come accaduto alle ultime elezioni, in molti useranno la scheda elettorale per far sapere la posizione con “Patani Libera”.

Tuwaedaniya sottolinea che si potrebbe verificare una crescita della violenza con il movimento di liberazione che coglierà l’occasione per opporsi alla natura dittatoriale, mentre NCPO si prepara proprio a rispondere con la mano pesante.

Abdul Hafez Hilae, vice presidente della federazione delle scuole private del profondo meridione e membro del Consiglio Islamico di Yala ha espresso la propria preoccupazione rispetto agli articoli 31 e 67 della bozza costituzionale che regolano i rapporti tra lo stato e la religione.

Nell’articolo 67 si recita: “Lo stato patrocinerà e sosterrà il Buddismo Theravada che è professato da tempo dai thailandesi. Lo stato promuoverà e sosterrà l’istruzione e la diffusione dei principi di cui sopra per lo sviluppo mentale ed intellettuale, e stabilirà meccanismi per prevenire la dissacrazione del buddismo in tutte le forme incoraggiando la partecipazione dei buddisti all’applicazione delle misure e meccanismi”.

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